Ci sono incontri in montagna che durano pochi secondi, ma che rimangono impressi a lungo. Quello con un camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata) è uno di questi.

Sui Monti Sibillini, tra i pendii erbosi, le rocce e i grandi spazi d’alta quota, può capitare di alzare lo sguardo e accorgersi della presenza di questi animali. All’inizio quasi non si vedono: si confondono con il paesaggio e spesso restano immobili, osservando a distanza chi è arrivato nel loro territorio.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, istituito nel 1993, protegge un territorio che si estende tra Marche e Umbria e comprende alcune delle montagne più belle dell’Appennino centrale. È un ambiente molto vario, fatto di boschi, pascoli, pareti rocciose e vallate, dove ancora oggi è possibile incontrare una fauna ricca e interessante.

Tra gli animali che più caratterizzano questo territorio c’è il camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), una sottospecie presente esclusivamente sull’Appennino centrale. È un animale agile e schivo, perfettamente adattato alla vita in montagna. Le corna, sottili e ricurve all’indietro, sono presenti sia nei maschi sia nelle femmine, mentre sul muso spicca la caratteristica mascherina scura.

La storia del camoscio d’Abruzzo non è stata però facile. Per molto tempo la caccia e la riduzione degli ambienti naturali ne hanno messo seriamente a rischio la sopravvivenza. I programmi di protezione e di reintroduzione hanno permesso alla specie di tornare anche in alcune zone dell’Appennino dove era scomparsa.

Le fotografie di questo articolo nascono da due giornate in montagna alla ricerca di questo splendido animale. A volte il camoscio si lascia vedere per pochi istanti; altre volte rimane abbastanza a lungo da permettere di seguirne i movimenti attraverso l’obiettivo.

Ma forse è proprio questo il bello della fotografia naturalistica: non sei tu a decidere quando arriverà il momento giusto. Devi soltanto essere lì, guardare e aspettare.

E quando finalmente il camoscio compare tra le rocce, tutto il resto passa in secondo piano.



Nota sull’attrezzatura fotografica
Tutte le foto sono state scattate con una Nikon Zf (lo so che non sarebbe la fotocamera ideale per la wildlife) e un obiettivo Sigma 150-600mm contemporary.
