Cometa Neowise

Il passaggio di una cometa è davvero un evento raro nella vita di una persona. Per questo la visita di Neowise (C/2020 F3), la cometa scoperta il 27 marzo 2020, che in questi giorni sta passando vicino alla terra visibile ad occhio nudo merita senz’altro che si dedichi qualche ora notturna ad osservarla e anche a tentare di fotografarla.

Fotografare la cometa non è difficile. Si deve avere un solido treppiede, sul quale posizionare la fotocamera, e poi impostare nella modalità manuale tempi di esposizione di 10-30 secondi, diaframmi intorno a f/5,6 e una sensibilità impostata su valori tra i 1600 e i 3200 ISO. Questi sono ovviamente solo valori di riferimento da modificarsi in base alla luminosità del cielo, alla focale dell’obiettivo. Più la focale è lunga più le stelle, cometa inclusa, appariranno mosse, con il consueto effetto strisciata, dovuto al movimento della terra. Pertanto con le focali più lunghe si dovrà cercare di tenere più bassi i tempi di esposizione, aumentando la sensibilità. D’altra parte usando focali troppo corte si rischia di avere una cometa troppo piccola sul fotogramma. Bisogna fare diverse prove.

La cometa Neowise, sullo sfondo del monte Vulture, Basilicata.

Io ho usato un obiettivo Sigma 18-200mm su fotocamera reflex Nikon D500 e devo dire di essere abbastanza soddisfatto, considerando che il cielo, dal punto di vista delle luci, non era molto pulito.

La cometa Neowise, sullo sfondo del monte Vulture, Basilicata.

La cosa più importante, per fare buone foto, è quella di cercare un posto isolato, distante dai centri abitati, per evitare l’inquinamento luminoso, che è il vero nemico di questo genere di fotografie. Purtroppo proprio questa si rivela la cosa più difficile in Italia, dove oramai trovare un cielo davvero buio si rivela quasi impossibile.

Giacché c’ero ho dedicato anche qualche scatto alla Via Lattea.

La Via Lattea.

Le fotografie notturne, comunque, richiedono sempre dei successivi interventi con Photoshop, per eliminare l’inquinamento luminoso, e per far “uscire” tutte le stelle la cui luce ha impressionato il sensore.

Ovviamente quindi bisogna scattare in RAW.

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